Da quello stramaledetto 2020, spazi chiusi, dipendenza dai dispositivi virtuali, rapporti limitati, distanziamento, attenzione, gestione delle risorse, codici di comportamento, leggi restrittive, teche di plexiglas, erano la nuova quotidianità.

Il lockdown che abbiamo vissuto la scorsa primavera ha rappresentato un periodo particolare per la vita di tutti noi. In quei giorni di estrema incertezza, in cui tutti ci chiedevamo quando quell’assurdo momento potesse finire, è nata l’idea de “La vita oltre il plexiglas”. La storia di Gaia e Matteo è una storia che potrebbe essere quella di tutti quanti noi. Proprio per questo ho deciso di scriverla, per condividere pensieri e sensazioni di quei giorni e di quelli che potrebbero venire.

Il libro riflette lo stato personale di quei momenti di paura e incertezza. Ho immaginato come potesse essere il nostro futuro prossimo. Ho immaginato un periodo di cambiamenti sia interiori che esteriori. Ho così cercato di vedere attraverso gli occhi di Gaia e degli altri personaggi, come sarebbe potuta essere la vita post Covid-19. Ho cercato di creare quindi uno scenario verosimile, ma che alla fine mi auguro irrealizzabile. 

Gaia è una donna forte, con un’immensa voglia di vivere e andare avanti. Ma la vita scorre su traiettorie non sempre facili da seguire. Lei si troverà a combattere tra l’amore per il proprio uomo e l’impossibilità di continuare ad affrontare quella vita sempre uguale, rinchiusa in un nido che era perfetto, ma che era ormai divenuto una gabbia in plexiglas. Un ruolo fondamentale lo giocherà il suo istinto. Quel proprio “Io” più intimo e nascosto, quello che spesso celiamo persino a noi stessi. 

Lei rivelò l’impossibilità di riuscire a vivere serena, sognando un’altra vita oltre quelle finestre di plexiglas. Ammise che preferiva ammalarsi di un qualsiasi virus, anziché continuare quella vita di routine e spazi ristretti. Era al limite.

Era molto più preoccupata dei muri invisibili che li stavano dividendo. Come se uno strato di plexiglas le sigillasse il cuore.

Gaia era stanca di guardare la vita oltre il plexiglas. Aveva bisogno di cambiare qualcosa o rischiava di impazzire. Ma quell’ostacolo di plastica, fisico, reale, tangibile per la nostra protagonista assume un significato metaforico per tutti noi. Spesso anche quando non ci sono ostacoli palesi, finiamo per guardare la vita attraverso ostacoli invisibili, talvolta insensati. Guardiamo troppo spesso in avanti o indietro, senza valorizzare quello che siamo e quello che abbiamo. Continuiamo a proiettare la nostra vita in avanti, mentre abbiamo imparato (anche a nostre spese) che tutto questo può rivelarsi inutile, perché la vita è imprevedibile.

Ci sono momenti della vita in cui si desidera quello che c’è oltre il vetro, trascurando l’importanza di quello che si possiede.

Siamo stati tutti davanti a una vetrina a desiderare qualcosa che non avevamo, dando per acquisito che quello che già abbiamo resterà nostro. Finiamo per trattare i rapporti allo stesso modo di come trattiamo gli oggetti.

Sembrerebbe un libro disfattista da come l’ho presentato fino adesso… non è così. “La vita oltre il plexiglas” parla di speranza, di cambiamento e soprattutto di bellezza. Quella bellezza che rappresenta un valore incredibilmente sottovalutato nei nostri tempi, eppure l’unico capace di essere invariabile nel tempo, capace di unire le generazioni, di restare indelebile nelle anime. 

L’arte, la cultura, i film, la musica, le tradizioni, l’amore sono tutte cose che resistono al mutare dei secoli. Sono quelle cose che riescono a non farci perdere il legame con quello che ci rende umani, a tenerci ancorati a noi stessi e a non farci risentire dei cambiamenti che la società giorno dopo giorno ci impone. Arricchiscono il patrimonio del nostro pazzo e veloce mondo e soprattutto dei nostri cuori.